Basta luoghi comuni sui giovani

 di Alessandro Baracchi

Le freddure di epoca berlusconiana appartengono ad un recente passato che stiamo tutti , più o meno inconsciamente, cercando di rimuovere.

Il governo Monti ha ridato dignità istituzionale al ruolo che riveste, con degli interpreti che , malgrado uno scarso appeal politico , possono vantare un’arte assai insolita nel nostro parlamento ovvero la “competenza”.

Proprio in virtù di questo loro ruolo ritengo che potessero evitare talune prese di posizione relative ai giovani e al posto di lavoro in genere.

Può essere vero che negli ultimi decenni sia venuta forse un po’ a mancare una certa vocazione al sacrificio che aveva invece contraddistinto il dopo-guerra e che aveva consentito ai nostri “avi” di accrescere la propria dignità sociale e lavorativa.

Nessuno nega che ognuno deve mettersi in gioco in prima persona per conquistare una posizione nella società ed un conseguente posto di lavoro che ne soddisfi le aspettative.

Ma oggi siamo di fronte ad un problema chiamato disoccupazione che rischia di mettere in ginocchio un sistema economico a causa della sempre più difficile difficoltà d’accesso nel mondo del lavoro.

I luogo comune che il giovane vuole il lavoro comodo non può essere una giustificazione per porre la flessibilità come punto di partenza per la ripresa della spinta occupazionale. Essa può essere un fattore contestuale ma non può essere considerata la chiave di volta. Questo perché di fatto esiste già. Esiste sia da un punto di vista logistico, sia da un punto di vista contrattuale.

Ritenere che la ripresa economica debba passare necessariamente dalla “dismissione” di diritti acquisti rimettendo in discussione i pochi elementi di garanzia dei lavoratori è un errore sociale prima ancora che politico.

L’impulso al lavoro e quindi ai consumi può essere ridato solo ricostituendo le condizioni perché si crei il potere di acquisto nelle famiglie. Questo obbiettivo può essere raggiunto solo attraverso una coraggiosa e incondizionata riforma della fiscalità mediante un decentramento del peso fiscale dal reddito cosi detto “dipendente”. E non devo certo ricordare dove andrebbero presi i soldi in quanto penso che chi governa sa ma non vuole.

E’troppo semplice prendersele con chi sta subendo sulla propria pelle i frutti del malgoverno decennale italiano ed europeo. Liberismo esasperato, economia fondata incondizionatamente sul principio capitalistico e una spesa pubblica utilizzata per nutrire rendite di posizione, lobbies e “sedie” per bilanciare un esasperato meccanismo di voto di scambio; questi sono gli elementi che devono essere presi in considerazione per sbloccare un sistema economico che non può più nutrirsi delle proprie ceneri.

Il rilancio dell’occupazione non può passare dalla mercificazione del diritto ma dal riconoscimento del fallimento dell’impostazione economica e politica occidentale degli ultimi decenni.

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